INTRODUZIONE
dell’Autore
In quasi tutti i miei libri finora pubblicati sono presenti piccoli e grandi frammenti autobiografici leggermente invisibili e incrostati dalla salsedine della nostalgia di un passato ormai lontano.
Sono i segni lasciati dal tempo, che come pietre silenziose rotolano nelle limpide, purtroppo a volte anche torbide, acque della vita, dove il presente e il passato convivono spesso in armonia, e mai in conflitto.
La prova di quanto appena accennato trova un diretto riscontro nelle pagine di questo mio “lavoro”, in cui le calde e melodiose corde della mia arpa, accarezzate dal vento della memoria, vibrano in un concerto insieme a quelle della mia anima, specialmente nella seconda parte quando affiorano i ricordi dei protagonisti: i miei amati familiari.
Infatti, dopo aver brevemente sottolineato, in un contesto generale, con la matita dei ricordi gli avvenimenti a me particolarmente cari di quel lontano 1966 riguardanti il nostro “Bel Paese”, mi soffermo in particolare anche nel ricordarne altri della “mia” città: Corigliano Calabro.
Tra questi ultimi, però, non posso fare a meno di menzionare l’apertura nell’agosto del 1966, a Piana Caruso di Corigliano, del bar “La Castagna”, la cui gestione per circa tre lustri, a partire dal primo anno della seconda metà degli anni ’60, è stata affidata alla mia famiglia: mio padre, mia madre, mio fratello Giorgio, le due mie sorelle, Antonietta e Marinella, ed io.
Sono stati anni di grandi sacrifici, ricompensati soprattutto nell’aver contribuito a dare notorietà sull’intero territorio di Corigliano a questo piccolo luogo montano, ricco di castagneti e faggi secolari, un tempo abitato per l’intero anno da poche famiglie, che vivevano quasi esclusivamente dei loro prodotti casarecci, mentre d’estate era la meta preferita e tranquilla di famiglie benestanti e nobiliari della nostra città.
A dare una particolare notorietà a questo luogo montano, dove la natura regna ancora oggi quasi incontrastata, erano soprattutto le serate danzanti organizzate dal bar “La Castagna”, specialmente quelle allietate dalla rinomata e storica band musicale rossanese de “I Pipistrelli”.
In quelle occasioni, una marea di persone, Coriglianesi e non, invadeva gioiosamente i piazzali del nostro bar, senza far rimpiangere le rinomate e ben note vicine località turistiche, come quella di Riva Bella di Schiavonea e l’altra della piana di Sibari, Bagamoyo.
E poi che dire di questo nostro bar che, non di rado, grazie alla gentilezza dei miei genitori e di mio fratello Giorgio, sempre pronti all’accoglienza e al dialogo, diventava la grande casa di tutti? E persino, di domenica pomeriggio, era anche Quella del nostro Signore?
Lascio la risposta a questa domanda a coloro che hanno vissuto quel particolare periodo, senza dilungarmi ancora, onde evitare di fare delle autocelebrazioni. Non solo, ma anche per non anticipare più di tanto i contenuti di questa parte del libro, che mi auguro siano di vostro gradimento.
Pertanto, cari e gentili lettori, vi lascio a questi frammenti del cuore, che la debole mano trasforma in parole, affinché possiate rivivere, insieme a me, alcuni avvenimenti, che fanno parte di quella intricata e affascinante rete di emozioni: il nostro vissuto.
Buona lettura
Giovanni Scorzafave
LA "MIA" CITTÀ: CORIGLIANO CALABRO














